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18-8-2018 10:32:23
fotozona

Digitale o analogico?

La discussione coinvolge sia chi scatta fotografie per diletto personale sia chi le utilizza per lavoro. Paola Sammartano intervista Angelo Giampiccolo, professionista dell?immagine, che ci spiega le ragioni del digitale nella fotografia pubblicitaria

Da venticinque anni Angelo Giampiccolo produce immagini. Tutto ebbe inizio a Firenze nel lontano 1978, quando al terzo anno di architettura gli furono richiesti dei disegni del Duomo da ricavare da fotografie scattate in bolla e proiettate su carta (fotogrammetria). ?Io non avevo una lira, n? ovviamente una macchina fotografica ? racconta Angelo - ma un amico mi prest? una vecchia Mamiya 35mm e un altro mi prest? i soldi per comprare un ingranditore russo usato. Quello fu l?inizio della fine. All?inizio non avevo alcun interesse nello scatto delle immagini, ma quella carta bianca che negli acidi piano piano diventava una foto mi intrigava. Dopo quell?esame, cominciai a farmi prestare dei negativi per poterli stampare. Spendevo cifre folli in acidi e carte di vario tipo (ricordo con nostalgia i neri profondi delle carte Agfa). Mi piacevano le foto contrastate, sature, un po? scure e guardavo estasiato le foto di Cartier-Bresson e di Ansel Adams?.
Il seguito lo vede a New York, attivo nel reportage fotografico editoriale e con collaborazioni con le maggiori agenzie fotografiche, tra le quali la Black Star. Infine, il rientro in Italia, dove continua a lavorare con agenzie statunitensi e italiane e si occupa di fotografia pubblicitaria, industriale e subacquea. Una produzione (come si pu? vedere sul sito www.giampiccolo.com) in cui accosta rigore e creativit?. Su pellicola, naturalmente. Ma un paio di anni fa inizi? a leggere di foto digitali su vari siti americani e, nonostante i pubblicitari storcessero il naso, si convinse che prima o poi sarebbe giunto il momento del digitale anche per i fotografi. ?Cos? ? dice - comprai una Fuji Finepix S1 Pro, digitale reflex con baionetta Nikon e CCD da 3 megapixel. Comprai anche il mio primo Macintosh G4 con un monitor da 19? La Cie calibrabile, perch? intuivo che con un file digitale ci si fa poco se non ? ottimizzato con Photoshop.
E qui ebbero inizio le nottate passate a capire quel dannato, meraviglioso e infinito programma che ? Photoshop. Arriv? presto anche una stampante Epson Stylus Photo 1200, che mi permetteva di stampare su formato A3 plus (35x50 cm) e, proprio come era successo per l?ingranditore russo, mi misi a comprare decine di carte da stampa diverse e a far prove?.
Nel frattempo il lavoro di Angelo Giampiccolo continuava su diapositiva (per lo pi? Velvia Fuji 50 ISO e Provia Fuji 100F). Poi, com?era inevitabile, un cliente gli chiese di scattare delle immagini pubblicitarie dei suoi prodotti e darli al grafico per l?impaginazione lo stesso giorno. Angelo rispose che l?unico modo era scattare direttamente in digitale. ?La brochure venne bene e mi conferm? che, il digitale, con tutti i suoi limiti in termini di MB, permette una rapidit? e una fluidit? di lavoro impensabile con la pellicola. Vale la pena di ricordare che una buona scansione a 4000 dpi da una foto 35mm produce un file digitale di circa 58 MB, contro i 35 MB dello scatto digitale. C?? per? da considerare che la pellicola ha pur sempre una grana, che ? assente in un file digitale non interpolato. Inoltre in una brochure di media grandezza, le foto vengono usate al massimo in formato A4 (21x29,7 cm), per cui la qualit? di un buon file digitale ? quasi sempre sufficiente.
Il problema si pone se il committente vuole usare la foto anche per affissione stradale e/o poster. In questo caso il file digitale va interpolato per portarlo alla misura richiesta, con logico decadimento della qualit? d?immagine. In breve, oggi io scatto prevalentemente in digitale, se il cliente non ha velleit? di ingrandimento particolari, e in pellicola su medio (6x7 o 6x9 cm) e grande formato (9x12 cm su lastra) se si prevedono affissioni o poster. Quello che uso meno ? il vecchio, caro formato 35 mm?. Un cambiamento notevole, dunque, vissuto in modo ?traumatico? da diversi fotografi. E Angelo Giampiccolo non fa eccezione.
?Ci sono voluti mesi per abituarmi all?idea che le mie foto in qualche modo ?rimanevano? anche se non c?era film. Scattavo e correvo a scaricare i file nel computer e a masterizzarli su CD-Rom, con il timore che le mie foto svanissero nel nulla. La foto digitale, inoltre, ha posto a noi fotografi nuovi problemi. In passato traducevo su pellicola delle idee grafiche preparate da un pubblicitario e una volta consegnato il fotocolor il mio lavoro era finito. Ora invece il mio lavoro continua dopo lo scatto, nel senso che devo assicurarmi di essere ?tarato? sia con l?agenzia sia con la tipografia, dal momento che ad oggi ancora non c?? una taratura universale per tutti, e su questa base procedere con l?ottimizzazione dell?immagine. Va anche precisato che, quasi sempre, una foto digitale cos? come l?ha regolata la fotocamera equivale agli ingredienti per fare un buon piatto, ma non al buon piatto finito; un file digitale, infatti, va ottimizzato sul computer. Io, ad esempio, preferisco evitare di regolare la nitidezza sulla fotocamera digitale e intervenire con Photoshop in seguito. Va tenuto presente, infatti, che non esiste una maschera di contrasto ottimale per tutte le immagini e, soprattutto, per tutti gli ingrandimenti, quindi consiglio di archiviare le foto senza maschera di contrasto e applicarla dopo, solo quando e quanto serve. Se, infatti dovessimo interpolare un?immagine cui ? stata applicata una maschera di contrasto, anche questa verrebbe interpolata, con risultati negativi in termini di qualit? finale?.
Photo tips Da Angelo Giampiccolo, ecco alcuni suggerimenti per migliorare le nostre foto digitali: ? Tra i vantaggi del digitale c?? la possibilit? di variare la sensibilit? ad ogni scatto e di ?filtrare? qualsiasi tipo di illuminazione senza alcun assorbimento di luce, inevitabile quando si usano filtri di correzione per la pellicola. ? Se la fotocamera lo consente, ? comodo scattare in formato RAW, che evita perdite di qualit? dell?immagine, consente di operare con tempi di registrazione accettabili e offre il vantaggio di conservare i dati grezzi dell?immagine, che possono essere modificati in seguito. Cos?, ad esempio, se si ? scattato in luce diurna con la fotocamera inavvertitamente tarata per luce al tungsteno, si pu? intervenire in seguito e correggere il settaggio. ? Il formato TIFF, nella foto pubblicitaria, ? praticamente utilizzabile solo in studio, dal momento che, salvando file non compressi, costringe la fotocamera a tempi lenti di registrazione delle immagini (nell?ordine del mezzo minuto a scatto per la Fuji FinePix S2 Pro). ? Quando si applica una maschera di contrasto conviene osservare l?immagine sul monitor ingrandita al 100%; solo cos? sar? possibile capire cosa sta cambiando nella foto. ? Per riuscire ad ammassare quantit? di MB sempre pi? elevate nelle schede di memoria i buffer di registrazione delle fotocamere digitali richiedono tempo. Per fotografare eventi sportivi, quindi ? meglio usare una fotocamera che genera file di dimensioni relativamente contenute (parliamo comunque di qualche MB) in grado di scattare parecchi fotogrammi al secondo, piuttosto che una in grado di generare file da 35 MB, in cui la qualit? va per? a scapito della rapidit

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