Editoriale Olimpia




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23-7-2018 7:36:50
fotozona

La bellezza che dura un istante

La notte ? un momento magico nel quale si possono scattare immagini cariche di suggestione, ma ? necessario padroneggiare bene le tecniche di esposizione e conoscere bene i luoghi. Max Ferrero fa un?analisi della fotografia al crepuscolo

Capita sempre pi? spesso, sfogliando riviste di costume o di viaggi, di osservare articoli che, a corollario, offrono delle ottime fotografie riprese in ambiente notturno. Una sorta di moda editoriale del momento, la cui scelta e collocazione non ? casuale. Tali foto hanno il compito di catturare l?attenzione, sbalordire e suscitare nel lettore una serie d?istinti che vanno dall?invidia sulla bravura del fotografo al forte desiderio di visitare i luoghi che sono descritti. Le fotografie notturne sono doppiamente affascinanti, primo perch? rendono pi? magico qualsiasi posto venga ritratto, secondo perch?, per quanto ci sforziamo, non riusciamo, come fotografi amatori, ad ottenere risultati eccezionali come quelli che ogni mese ci vengono proposti dalle riviste pi? in voga. Vediamo alcuni trucchi su come riprendere immagini interessanti in questa magica parte della giornata, che ? la sera. La notte ? magica La prima regola da seguire ?: le foto notturne non si fanno di notte. Sembra un? affermazione esagerata per colpire la curiosit? ma, in effetti, ? proprio cos?. Ci? che ci attrae, di notte, sono le luci arti- ficiali che cambiano il volto della citt?. Le vie ingolfate dal traffico si trasformano in luci bianche e rosse che viaggiano per le vie illuminandole. Le macchine parcheggiate in doppia fila, che di giorno avrebbero rovinato definitivamente il paesaggio sullo sfondo, pare diventino mostri assonnati al bordo delle strade. Tutta questa poesia non deve trascinarci in una spavalda foga fotografica, dobbiamo ricordarci che la fotografia ? fatta di luce, raggi luminosi che colpiscono oggetti vari in mille modi diversi e fanno scaturire in noi la vena creativa necessaria. La notte ? teoricamente l?antitesi della fotografia, il buio non pu? creare immagini sulla nostra retina, o sul sensore della fotocamera. Scene fotografabili, ma con ampie zone completamente buie, ci comporteranno problemi tecnici non indifferenti (vedere anche gli approfondimenti in queste pagine). La soluzione ? quella di fotografare quando non ? ancora notte, con le luci accese ed il cielo tendente all?azzurro scuro che ci danno la sensazione che sia gi? notte. Questo momento incredibile si chiama appunto crepuscolo. Inizia al finire del tramonto, ma ? ancora tenue ed intangibile, per incrementare continuamente d?intensit? fino a sfumare nella notte pi? profonda ed assoluta. Non c?? una durata media calcolabile in minuti: come sappiamo, in inverno ? molto pi? breve mentre si prolunga in estate. ? intensissimo ma di brevissima durata nei paesi vicini all?equatore, mentre si allunga a dismisura nei paesi pi? a nord nell?emisfero boreale e a sud in quello australe, fino a durare sei mesi nei territori prossimi ai poli della terra.
Ci vuole mestiere Per sfruttare al meglio questa condizione luminosa cangiante ed assai breve, abbiamo bisogno di alcuni accorgimenti che si chiamano bravura, cavalletto ed esperienza. Ricordiamo che la durata del crepuscolo ? piuttosto limitata, la conoscenza dei luoghi che intendiamo fotografare ci serve per sapere esattamente dove andare e come inquadrare nel pi? breve tempo possibile. Ci? ci permetter? di realizzare pi? foto interessanti nel giusto lasso di tempo. Un ottimo metodo ? visitare i luoghi di giorno ed essere molto selettivi, osservare se ci sono lampioni o lampade d?illuminazione che ci aiuteranno nell?intento. Il cavalletto ? il vero ed unico segreto per ottenere foto sempre nitide anche adoperando tempi di scatto piuttosto lunghi. ? un oggetto assolutamente indispensabile per qualsiasi fotografo. Semplice da usare e altrettanto indispensabile per ottenere foto stabili e senza mossi. L?esperienza ci verr? in aiuto nella fase fatidica dell?esposizione, cio? nella scelta della combinazione tempo-diaframma da impostare, la quale determiner? la luminosit? della nostra immagine. Ci sono una serie di piccole ma utili regole da seguire, che vediamo di seguito. I paesaggi notturni sono condizioni luminose definite ?limite? per gli esposimetri della nostra fotocamera, non importa quanto evoluta sia, non importa se dotata di sofisticati esposimetri (sistema matrix, a lettura media ponderata, ecc.) l?errore di sovra o sottoesposizione ? sempre dietro l?angolo. Non dobbiamo accontentarci mai di scattare una sola ed unica foto, ma fare almeno un autobraketing (3 esposizioni diverse: una come indica la macchina, una leggermente sovraesposta, vale a dire pi? chiara, ed una sottoesposta, cio? pi? scura). A prodotto finito, ingrandito su di un monitor, sceglieremo il risultato migliore e saremo sempre sicuri di avere almeno uno scatto pi? che buono. Se siamo in possesso di un cavalletto, non siamo obbligati ad adoperare sempre e comunque tempi brevi e diaframmi aperti.
Troppo contrasto Il cielo, anche quando ci troviamo in notti luminose di luna piena, ? un?enorme massa completamente scura o decisamente nera. I sensori delle nuove macchine digitali non sono in grado di registrare contemporaneamente, in maniera distinguibile, le zone con alte luci create dalle lampade e le ombre pi? profonde presenti nell?immagine. Il contrasto, cio? la differenza di luminosit? che intercorre tra le zone illuminate e quelle no, ? troppo elevato. L?effetto che si ottiene, nella maggior parte dei casi, ? una sovraesposizione nelle zone molto illuminate ed una forte sottoesposizione nelle zone poco illuminate. Tale fenomeno ? da imputare ai nostri esposimetri che, facendo una lettura di una porzione di spazio con sbalzi eccessivi di luminosit?, adoperano una media esposimetrica del tutto inesatta, incapace di preservare quanto ci aveva colpito. Dobbiamo affinare la nostra tecnica di messa a punto dell?esposizione sapendo a priori che, se favoriremo le alte luci, le ombre diverranno illeggibili, oppure che, se rischiareremo le ombre, le alte luci diverranno degli spazi bianchi abbaglianti senza nessuna trama.
Il colore del calore Anche se ad occhio nudo abbiamo la sensazione che tutto ci? che illumina abbia una tendenza al bianco, dobbiamo sapere che il nostro cervello ci condiziona impedendoci di interpretare la vera natura della luce che illumina gli oggetti. Non tutte le luci sono uguali, e non intendiamo per intensit?, ma per qualit?. La luce di una candela ? carica di dominanti rosse; il neon ha una frequenza di colore mancante, ci? che ne scaturisce ? una tendenza a colorare di verde ci? che illumina. Ogni luce che ci circonda ha una sua specifica ?temperatura di colore? misurata in gradi Kelvin (lo 0? K equivale a -273,16? C ed ? la temperatura teorica dove gli atomi della materia cessano di muoversi). Per convenzione i gradi Kelvin sono anche l?unit? di misura della qualit? cromatica della luce. Pi? il numero ? alto, maggiore sar? l?emissione di luce fredda (blu) da parte della sorgente. Pi? il numero ? basso, maggiore sar? l?emissione di luce calda (giallo/arancione) da parte della sorgente. La luce diurna su cui sono tarate la maggioranza delle nostre macchine digitali ? a 5.500-6.000? K. Le luci arti- ficiali, a seconda del tipo e dalla potenza, emettono luce con temperatura colore pi? bassa, circa 3.000-3.500? K. Sono proprio queste ultime a ?scaldare? gli oggetti illuminati, se come sfondo abbiamo un bell?azzurro di cielo al crepuscolo, il risultato sar? un?equilibrata mescolanza di luce fredda (cielo) e calda (lampade ad incandescenza). Se fotograferemo con il cielo notturno, la magia si spezzer? e la dominante arancione delle lampade ad incandescenza renderanno meno piacevole la tonalit? calda ottenuta.
Eliminare gli indesiderati Se nelle nostre foto notturne stiamo adoperando il cavalletto, non siamo pi? schiavi dell?uso di tempi brevi e quindi di diaframmi aperti. Proviamo ad adoperare il tempo pi? lungo che la condizione luminosa e la macchina fotografica ci consentono. Noteremo che le persone che camminano nelle vie illuminate dalle luci della sera sono scomparse o sembrano tenui fantasmi che non riescono ad impressionare i sensori delle fotocamere. Delle autovetture che continuavano a muoversi imperterrite spariranno le carrozzerie e rimarranno le scie luminose dei fari simili a sottolineature di un pennarello su un disegno particolarmente riuscito bene.

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